Stanley RubikGli Stanley Rubik – Dario Di Gennaro (basso, voce e programming), Gianluca Ferranti (chitarra, voci e synth), Andrea Bonomi Savignon (batteria e sampler) e Domenico D’Alessandro (chitarra e synth) – parlano con Sandro Lentini di contraddizioni insite nella nostra contemporaneità, della matrice rock e sperimentale del gruppo, del regista Kubrik e di “lapubblicaquiete” il loro primo EP…

Prima di tutto, com’è nata l’idea del nome della band?

Cercavamo un nome ironico ma che allo stesso tempo trasmettesse una certo senso di serietà…un nome rispettabile come quello di Kubrick, abbiamo poi semplicemente accostato un nome simpatico e rievocativo, quello del magico cubo degli anni 70/80 e da lì è nata la band i “Cubo di Kubrick”! Anzi no…gli Stanley Rubik!!!

“lapubblicaquiete”

Tutti i brani presenti nell’EP parlano di “normalità” ed è da questo concetto di fondo che nasce “lapubblicaquiete”. Normalità intesa come campo d’azione dove ognuno di noi, ogni giorno, inevitabilmente agisce. In questa quiete ci sentiamo rassicurati e cullati ma allo stesso tempo
finiamo per ritrovarci in una metaforica paralisi che ci spinge a reagire.

Il tutto può essere descritto come l’inizio di un viaggio onirico in cui il ricordo e le immagini legate ad esso ci conducono verso una dimensione più estensiva e meno limitante di noi.

I sintomi, le diagnosi se pur parziali, le riflessioni e i dubbi di questa insolita patologia sono racchiusi all’interno de “lapubblicaquiete”.

Nonostante il titolo, i brani mostrano in verità inquietudine, rabbia, fragilità e il tentativo di dimenarsi tra queste.

Cercare un significato all’interno della realtà, e quindi della pubblica quiete, è come risolvere le facce di un cubo di Rubik: a volte, quando sembrano risolversi, in verità ci illudono e dobbiamo fare appello alla nostra forza interiore per riiniziare da capo.

I testi per lo più si articolano attraverso delle metafore, la realtà presente non viene mai spiegata in modo diretto proprio per lasciare spazio ad una libera interpretazione da parte di chi ascolta. Stanley-Rubik2La cover del disco, opera dell’illustratrice Ilaria Meli, è esemplificativa: il soggetto in primo piano sembrerebbe una figura femminea e, mentre ci domandiamo se sia umana o cosa, il tutto sembra rimandarci ad una vecchia foto “istantanea”, una polaroid di una creatura proveniente da un altro mondo, da un altro tempo.

Ecco quindi il volto della realtà in cui viviamo che man mano ci deforma, ci immobilizza, ci assopisce, ci rende alieni a noi stessi e ci trasforma in altro.

Come vi siete incontrati?

Io (Dario) e Gianluca lavoriamo insieme, mentre con Andrea ci conosciamo da un po’ di anni per via di varie collaborazioni musicali. Suonavamo il controfagotto con i Take That nel loro ultimo lavoro con la London Symphony Orchestra.

Vi ispirate a qualche band o star del passato?

Certo, attingiamo spesso dal passato, si possono cogliere molte delle nostre sonorità nei vecchi dischi prog anni 70′ fino alla new wave degli anni 80′.

Non siamo particolarmente affezionati a qualcuno, ci innamoriamo spesso di qualche suono qualche produzione musicale particolare e poi gli rubiamo l’idea! Hehehe.
lapubblicaquiete_cover
Quanto è importante il cinema nella vostra musica?

Abbastanza, molti campioni dei nostri spettacoli vengono presi proprio dal mondo del cinema.

Come potreste descrivere il vostro sound?

Non lo sappiamo, lo lasciamo decidere al pubblico. (sempre che venga ad ascoltarci!)

Quale è il tipico fan degli Stanley Rubik?

Non lo so…se lo trovate ditecelo!

No scherzo…altrimenti mi cazziano…dicono che non mi prendo troppo sul serio. Abbiamo riscontrato un certo interesse da parte dei diversamente giovani ma abbiamo notato un discrete interesse anche tra I più giovani.

Normalmente, testi e musica li create insieme o lavorate individualmente e dopo proponete?

Un po’ e un po’…io di solito non propongo…mi impongo! (sono quello più malleabile). Tutto ciò con immensa gioia di Gianluca (il chitarrista), che prova immancabilmente a convincermi che se canto una data parola con un accento spostato alla Tiziano Ferro ci arricchiremo
culturalmente ed economicamente più rapidamente!

Scherzo anche qui…insomma! Le idee che portiamo sono molto…come dire, “intimiste” però siamo ben disposti a stravolgerle se più congeniali a tutti e soprattutto più funzionali, certo la paternità dell’opera spesso lancia un grido…ma noi lo ignoriamo!

I vostri lavori, parlano di aspetti della vostra vita personale o è pura fantasia?

Vita personale ovviamente!

Secondo voi, è meglio piacere al pubblico, magari con musica commerciale o, restare fedeli al proprio percorso musicale?

Ce lo domandiamo da 20 anni! Avete suggerimenti? Abbiamo imparato che l’onestà intellettuale probabilmente “paga” o almeno “appaga”.

L’EP d’esordio, “lapubblicaquiete”, è composto da tre tracce, com’è nato?

Erano le tracce più corte! Ovviamente era facile trovare un comune denomintaore tra loro essendo tutti brani concepiti nello stesso periodo storico e quindi è andata bene così!

Rispetto a qualche anno fa, per una neo band, è più difficile emergere. Quali sono i vostri obiettivi a breve e a lungo termine?

Ora c’è la crisi in tutto, certo che è più difficile…penso sempre a gente come Pino dei “Ragazzi Italiani”, con il suo sorriso ammaliatore che ci sbeffeggia dall’alto delle sue comparsate televisive degli anni 90′.

Mauro Repetto degli 883 (Lavorava pure lui con la musica). Le Las Ketchup ve le ricordate? Vogliamo parlare delle Lollipop??? Invece parlando dei nostri progetti, pensavo ad una laurea ad Harward per quanto mi riguarda…

Gianluca so che avrebbe sempre voluto fare Base-Jumping dalla balconata del primo piano della casa di villeggiatura a Carsoli e Andrea sta realizzando proprio in questo momento il suo obiettivo più ambizioso toccarsi il gomito destro con la mano destra!

So che ora lo starete provando tutti…ma la produzione si raccomanda con i nostri lettori, “non rifatelo a casa”. Il materiale inviatoci non verrà preso assolutamente in considerazione.

Di Sandro Lentini ©FAMEMAGAZINE.co.uk