marco damico libera un gabbanoMarco D’Amico, giornalista pubblicista dal 1992, documentarista ed autore televisivo. Direttore del web-quotidiano animalieanimali.it. Ha lavorato per Ansa, Il Corriere della Sera, Il Tempo e dal 1998 lavora in televisione e collabora con Licia Colò con la quale ha firmato, come autore, diversi documentari e programmi sui animali, natura e ambiente tra cui “Cominciamo Bene – Animalieanimali”, “Condominio Terra” e “Nati Liberi”.

Con la casa editrice Publidea 95 ha pubblicato una collana di Quaderni Didattici a tema ambientale per le scuole elementari e medie e, nel 2001, il romanzo “Appuntamento a Mt. St. Michel”. Con la Robin Edizioni nel 2012 ha pubblicato “Tutto, naturalmente, in un’estate”, il suo secondo romanzo.

Mentre nel 2011, insieme alla naturalista Alessandra Tomassini e per la regia di Paolo Laici, ha realizzato il documentario dal titolo “Storia di un orfano di pipistrello” da cui, nel 2013, ha realizzato la favola “Il pipistrello Divo e la ‘mamma’ umana” pubblicata dalla Editrice Taphros.

Nel 2012, insieme ad Alessandra Tomassini, ha fondato l’Associazione di Volontariato – Onlus “Tutela pipistrelli” ed il sito tutelapipistrelli.it
copertina dvd pipistrello
Chi e’ Marco D’Amico?

Marco D’Amico è una persona come tante, un quarantacinquenne felice se riesce a far felici le persone che incontra nella propria vita con piccoli e grandi gesti quotidiani. E’ una persona che pensa che il rispetto per gli altri sia alla base di tutto.

E’ una persona il cui semplice motto è: “non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te” e che è fermamente convinto che “la propria libertà finisce dove comincia quella altrui”. Luoghi comuni? Banalità? Modi di dire? In molti la penseranno senz’altro così, ma io me ne frego e vado avanti diritto per la mia strada e con le mie convinzioni.

Cosa ti ha portato alla scrittura e come hai iniziato?

Devo dire grazie al mio professore di religione delle medie, Padre Carlo. Era l’ideatore del giornalino della scuola, un piccolo ciclostilato. Io già a quell’età dicevo “da grande voglio fare il giornalista”.

Poi però, al momento di scegliere il liceo, mi sono fatto influenzare dalla famiglia e ho intrapreso studi economici, anche se devo dire che lì ho incontrato Paola Musarra, la mia Prof di francese e Paola Rosati, Prof di Chimica, che ci hanno insegnato tanto, tantissimo, nel modo di approcciarsi alla vita. Poi, finito il liceo, a 19 anni, mi son detto: “perché non provare?”

E così è arrivato “Il Giornale di Ostia”, con il Direttore che, ma questo me lo disse qualche mese dopo, amava leggere con estrema calma, accartocciare e poi lanciare nel secchio dell’immondizia, il primo articolo di ogni aspirante giornalista che, un po’ intimidito ma pieno di belle speranze, gli si presentava davanti, E così fu anche per me. Ma non demorsi, e da lì partì tutto!

Eravamo un gruppo di ventenni, senza una lira ma letteralmente “innamorati” di quella passionaccia che è il giornalismo. Il Direttore ci dava 50 mila lire al mese e poi mio padre diceva “te ne do’ 100 per non andarci, perché quello vi sfrutta”. Magari era così, anzi senz’altro era così.

Ma per quel gruppo di giovani, pazzi, innamorati del giornalismo, e mi sento di parlare anche a nome degli altri ‘colleghi”, quello fu senz’altro un periodo fantastico della nostra vita professionale. Ripeto: non c’era una lira, ma ci siamo divertiti come pazzi perché stavamo facendo ciò che in quel momento era quello che più volevamo: costruirci un futuro partendo dalla nostra più grande passione!
foto 1 - COPERTINA - TUTTO NATURALMENTE IN UN ESTATE
Un giorno hai poi incontrato Licia Colo’ ed hai cominciato a realizzare uno dei tuoi sogni.

Quello di incontrare Licia era davvero un mio sogno. Lei era ed è la migliore nel campo della divulgazione ambientale ed io, stufo di tanti anni in cronaca nera passando per “Il Tempo, l’Ansa, Il Corriere della Sera e Paese Sera dove ero pagato a “pezzo” e quindi se c’era una rapina o un incidente mortale ero “felice” perché guadagnavo qualcosa, avevo una voglia matta di poter scrivere di animali, natura ed ambiente, le mie passioni da sempre.

Con la faccia di bronzo, mi sono letteralmente imbucato ad una sua trasmissione, ho atteso dietro le quinte che si spegnessero le telecamere certo di esser cacciato a malo modo da un momento all’altro, le ho lasciato il curriculum ed una settimana dopo lei mi ha chiamato per fare un noiosissimo lavoro si sbobinatura di testi ma mi son detto “va bene anche questo, intanto un piede ce lo metto!”.

Ero arrivato al posto giusto, al momento giusto, anche se con un incarico sbagliato! Poi ho invitato Licia alla presentazione di un mio testo didattico sull’ambiente scritto per gli studenti delle scuole medie e da lì è partito tutto. Ed è così che dal 1998 lavoro per lei, in un gruppo di appassionati che, per fortuna, ancora ha voglia di mettersi continuamente in gioco

Hai viaggiato tanto, quale e’ stato il posto che ti ha maggiormente emozionato?

Mi piace dire che il viaggio più bello sia sempre il prossimo, perché è importante non sentirsi arrivati, ripartire con gioia ed entusiasmo in ogni nuova esperienza. Comunque, ad ogni angolo della terra, quello che mi colpisce di più sono sempre i volti ed i sorrisi dei bambini.

E poi la forza della natura: la bellezza dei vulcani, la maestosità dei ghiacciai, il silenzio del deserto, le notti stellate africane, il fragore delle cascate … sono queste emozioni che, normalmente, mi rimangono dentro al ritorno di un viaggio di lavoro.

Il servizio che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Beh, forse essere stato uno degli autori del programma di prima serata su Rai Tre dal titolo “Nati Liberi”, quattro puntate da due ore e mezza l’una girate in Kenya nelle quali ho potuto visitare l’orfanotrofio degli elefanti di Nairobi ed ho conosciuto dei giovani che si dedicano completamente, per tre anni della loro vita, ad insegnare agli elefantini orfani, con i quali dormono nella stesa stalla, a vivere senza la propria mamma elefantessa, barbaramente uccisa dai bracconieri.

E’ delle mie tante esperienze sul campo che ho voluto raccontare anche nel mio ultimo romanzo, dal titolo “Tutto, naturalmente, in un’estate” della Robin Edizioni.
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Infatti, veniamo alla tua seconda passione: i libri. Hai poi hai cominciato a scrivete romanzi, sempre comunque seguendo un filo che ti legava all’ambiente ed alla tutela degli animali. E con ”Tutto, naturalmente, in un’estate”, hai voluto sensibilizzare il mondo giovanile. Ci sono molte differenze tra l’estero e l’Italia?

E’ vero. Avevo delle cose da dire riguardo all’ambiente, a come con i piccoli e grandi gesti quotidiani ognuno di noi possa fare qualcosa di concreto per salvaguardare il mondo in cui viviamo, anche perché non ce n’è un altro in cui poter vivere! Attraverso l’esperienza di un ragazzo come tanti, di 17 anni, ho provato ad immaginare come si possa cambiare il proprio modo di vedere la vita ed approcciarsi in maniera migliore nei confronti degli animali e della natura.

Il tutto, ‘naturalmente’, nel breve volgere di un’estate grazie alla caparbietà di un nonno d’altri tempi che si dedica anima e corpo per poter far riemergere il proprio nipote scapestrato da una quotidianità senza troppi valori e dedita più all’avere che all’essere. Ma negli splendidi scenari di Lampedusa, la storia si intreccia anche con l’amore, i dolori, le passioni e le speranze di tutti i personaggi che sono coinvolti nel salvataggio estremo di un Centro di recupero di tartarughe marine.

Una storia che si intreccia a doppio filo con la realtà perché le vicende di cui parlo, hanno radici reali e chi è stato sull’isola, sa bene a cosa mi riferisco. Per quanto riguarda i giovani, credo che le differenze maggiori le vedi negli occhi di quei ragazzi e quelle ragazze che vivono in paesi più poveri in cui è difficile emergere e da cui si ha tanta voglia di fuggire. I nostri giovani, invece, hanno tanto, spesso troppo, e perdono di vista valori importanti che dovrebbero essere alla base di ognuno di noi.

Il tuo ultimo lavoro “Il pipistrello Dio e la mamma umana”, pubblicato dalla Editrice Taphros, e’ solo una favola?

No, non è soltanto una favola. E’ molto di più. Dentro c’è tutta la passione, la preparazione e la professionalità di una grande persona che ho avuto la fortuna di incontrare e con la quale ho oggi il privilegio di lavorare e condividere sogni, speranze e passioni: la naturalista Alessandra Tomassini, una delle maggiori esperte in Italia di recupero e riabilitazione dei Chirotteri.

Con lei ho fondato il’associazione di volontariato Onlus “Tutela Pipistrelli” ed il sito tutelapipistrelli.it. Con lei, ormai da tre anni, abbiamo intrapreso questo percorso di sensibilizzazione e divulgazione del mondo dei pipistrelli che, come purtroppo in pochi sanno ed al contrario di quello che si pensi, sono creature timide ed inoffensive, sono gli unici mammiferi che volano e vivono da ben 52 milioni di anni sulla terra, in tutti i continenti tranne che ai Poli.

Voglio anche ricordare che i Chirotteri in Italia sono protetti per legge dal 1939, così come l’ambiente in cui essi vivono, ma sono ancora troppo, minacciati a causa di falsi miti e tabù difficili da sfatare. Non è vero infatti che si attaccano ai capelli, che appartengano all’ordine dei roditori, che succhiano il sangue, almeno quelli italiani che sono insettivori, e via dicendo.

In questa favola, il pipistrello albolimbato Divo si racconta simpaticamente nei suoi primi tre mesi di vita, con tutti i suoi dubbi e le incertezze legate alla giovane età, da quando è caduto dal rifugio, fino al momento in cui assapora la libertà. Con Alessandra, la “mamma umana”, che gli insegnerà a mangiare, a volare ed a sopravvivere in natura! Un racconto semplice, istruttivo ed emozionante, e con illustrazioni di qualità, che vuole dunque anche sfatare falsi miti, superstizioni e tabù legati a questi fantastici animali.

Per conoscerli, amarli e rispettarli! La favola è stata illustrata da Sabina Vittoria Ficara, è tratta dal documentario che io ed Alessandra abbiamo realizzato tre anni fa, dal titolo “Storia di un orfano di pipistrello”.

Non ti sei mai staccato pero’ dalle tue radici. Nei tuoi scritti si parla molto i Roma ed Ostia. Come mai?

Perché sono la mia quotidianità. Vivo da sempre ad Ostia e Roma l’adoro, letteralmente! Anche se per la verità mi piace raccontare la Roma di un tempo, dei vicoletti, dei filetti di baccalà e un bicchiere di vino dei Castelli, di piazza Navona e del Lungotevere. Quella Roma che spesso ha fatto da “complice” nelle passeggiate con le mie fidanzate o aspiranti tali. Quella Roma che è anche ‘l’unico grande amore” degli appassionati cuori giallorossi, come il mio.

Quella Roma che vorrei, ma so che è impossibile, tornasse un po’ com’era una volta: meno caotica e menefreghista negli atteggiamenti di chi la vive, ma sempre così aperta e disponibile verso gli altri nei cuori di chi ci abita. Insomma, vorrei rivedere quella Roma dei miei nonni, della mia infanzia. E per ora mi diverto a raccontarla nei miei romanzi, per farla conoscere ai più giovani, con le sue mille sfaccettature e l’orgoglio di dire, quando sono all’estero e mi domandano da dove vieni: Roma, soltanto Roma!

Nei tuoi personaggi c’e’ qualcosa di Marco D’Amico?

Nei miei personaggi c’è tanto, se non tutto, di quello che sono, di come amo vivere la vita, delle mie paure, dei miei sogni, delle mie speranza e delle delusioni. Marco è presente nell’ottantenne nonno Enea, nella timida e sognatrice Maria, nella combattiva Stefania che gestisce il centro delle tartarughe e nel protagonista di “Tutto naturalmente in un’estate”, il diciassettenne Lorenzo. Ah, dimenticavo: Marco è presente anche nel personaggio di ‘Marco’, ovviamente!

Ed ora? Cosa pensi i fare da grande?

Francamente non lo so. Viviamo in un periodo storico in cui è difficile fare programmi a medio termine. Ormai navighiamo a vista, e noi che facciamo questo mestiere forse ancor di più perché la concorrenza è tanta ed agguerrita e si lotta per difendere od ottenere anche un semplice contratto a progetto che ti permetta di sbarcare il lunario.

Da grande, spero di poter continuare a fare quello che sto facendo, ovvero trasmettere e trasmettermi emozioni attraverso la scrittura, che sia essa per un documentario, per un libro, un articolo e via dicendo.

Da grande, spero di poter ancora contribuire a realizzare i sogni delle persone che mi sono accanto e che amo perché poter strappare solo un semplice sorriso alle persone con le quali condivido la mia vita, è una cosa che continua ancora a darmi una felicità immensa, anche se per molti difficile da comprendere. Ma, questo, è soltanto un problema loro!

Di Sandro Lentini
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