leon1Leon è cresciuto fra la solitudine delle montagne valdostane, nell’estremo angolo nord ovest d’Italia, in una gabbia fatta di montagne, brina e spleen annegato nell’alcool.

Il cantautore valdostano ci parla di creatività e provocazione, del suo primo album solista ‘Come se fossi dio’ e del singolo ‘Bellissima’…poi ci parla di Papa Francesco, Babbo Natale e della guerra alla mediocrità, al politicamente corretto, al conformismo del gregge….

Ci spieghi cosa rappresenta per te “Come se fossi dio”?

Rappresenta l’inizio della mia carriera solista dopo 15 anni di gruppi e band di svariati generi. Significa aver preso coscienza di me come artista.

Una specie di rinascita, non solo artistica ma anche personale, nel segno della piena libertà creativa in quanto unico responsabile di testi e musiche.

A chi è dedicato il brano ‘Bellissima’?

Il testo del brano è tratto da una storia vera. Ma ad un livello più generale denuncia un modo idiota e distorto di vedere il corpo femminile ed il concetto di bello ad essa associato. Far coincidere la “bellezza” con uno stato di sofferenza fisica e psichica quale è l’anoressia significa odiare tutto ciò che è femminile, quindi fecondo e vitale.

Credo che il mondo della moda ne sia responsabile, ma in generale tutti i media sdoganano un modello assurdo e inarrivabile di bellezza fisica al quale si aderisce ricorrendo alla chirurgia estetica – talvolta con effetti disastrosi non solo sulla salute ma anche sulla stessa estetica che si vorrebbe migliorare.

Che follia! Vogliono essere belli e diventano dei mostri o dei cadaveri ambulanti! Dimenticando la lezione della filosofia classica che proponeva un rapporto sano tra mente e corpo, l’Occidente si sta suicidando da solo.

Uno splendido spettacolo decadente che valeva la pena di raccontare.leon2Sei credente?

Ho smesso di credere a Babbo Natale verso il 6 anni. Ho fatto i conti con Dio un po’ più tardi, verso i 15, ma vista la solidità dei fondamenti su cui si basa la credenza in entrambi, direi che tutto avrebbe potuto avvenire contemporaneamente.

Verso i 30 invece ho accantonato un’idea più subdola e difficile da scalzare, quella dell’esistenza dell’anima. Sono oggi convinto che il mondo materiale, in tutte le sue incredibili manifestazioni nell’uomo e nella natura, sia l’unico esistente e degno di attenzione.

Come vedi Papa Francesco e la chiesa in generale in questo mondo?

Sembra un tipo simpatico, ma non potrò mai più essere d’accordo con la sua visione del mondo né con quella della Chiesa. Il giorno che morirò non avrò sorprese di alcun tipo: so che sarà tutto finito e che la morte non rappresenta né un male né un bene perché non ci sarà semplicemente più un “io”. Lui invece capirà che tutto quel che ha professato e creduto era un’illusione.

Sono sinceramente dispiaciuto per tutti i credenti, avrebbero potuto vivere meglio la loro esistenza, ma è anche vero che con l’ipocrisia e la confessione in qualche modo se la cavano sempre e fanno praticamente come tutti gli altri…se non peggio.

La tua guerra contro mediocrità, politicamente corretto, conformismo del gregge…come procede?

Gli elementi che hai citato sono predominanti in una società di massa come la nostra. Ma sono vere e proprie malattie; l’antidoto è rappresentato dall’arte e dalla cultura.

Che senso avrebbe per un artista ripetere tutti i luoghi comuni e la banalità del senso comune?

Non meritiamo forse qualcosa di meglio che accodarci ai cliché e alle frasi fatte che si sentono per strada ogni santo giorno? Non mi sono mai sottratto a questa battaglia personale.

Cosa ti dà la forza di andare avanti?

La passione per ciò che faccio, il desiderio di conoscere me stesso e il mondo circostante, la volontà di migliorare in ogni cosa a cui do importanza nella vita.

Come è adesso la vita in solitudine nelle montagne valdostane?

Per molte persone qui sempre la stessa. Io sono più fortunato, perché sto portando la mia musica in giro per il Paese e fare musica è quanto di meglio possa chiedere dalle mie giornate.

Come è nata la collaborazione con Foresti?

Nel 2009 comincia a collaborare con lui nel gruppo con il quale suonavo, gli El negro. Le esperienze di band, per quanto molto gratificanti sotto l’ aspetto creativo e umano, sono difficili da portare avanti negli anni. Quindi mi sono rivolto a lui quando ho cominciato ad immaginare la mia strada da solista. E’ un grande professionista perché non ha mai cercato di manipolare la mia essenza, mi ha invece aiutato a tirarla fuori. Ho un grandissimo debito nei suoi confronti, non solo artistico ma anche umano.

Quanto spazio ha la cultura e creatività in Italia?

Sicuramente troppo poco. Questo Paese dalle potenzialità enormi è strangolato dalla burocrazia, dall’inefficienza di una classe dirigente non all’altezza, vecchia e parassitaria, dall’appiattimento nella mediocrità. Ciò si riflette in tutti gli ambiti del vivere comune.

Chiunque abbia voglia di fare o qualcosa da dire deve inventarsi mille modi per farsi notare. Per contro nella musica ci sono artisti ormai ultra sessantenni che, forti del successo ottenuto 30 o 40 anni fa quando tutto era più facile, dichiarano al mondo di aver ancora tanto da dire. Bah…ce l’avrei io una cosa da dire: levatevi dalle palle e lasciate spazio alle nuove leve!

Quale è il tuo sogno più grande come artista?

Lasciare il segno del mio passaggio su questa terra con dischi e concerti di oggettiva qualità artistica. E’ l’unica forma di immortalità ai quali un ateo possa aspirare.

Che musica ascolti?

Di tutti i tipi perché vorrei trarre spunto dai generi più disparati per trarne una sintesi personale.

Quali sono i tuoi impegni futuri?

Live acustici in giro per l’Italia e un lungo lavoro sui pezzi che compariranno nel prossimo disco.

Grazie per lo spazio che mia avete concesso e vi invito a seguirmi live, vi prometto che non vi farò annoiare!

By Frank Bell ©FAMEMAGAZINE.co.uk

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