Giulia Mazzoni_foto di Alessio Pizzicannella_1_b24enne pianista toscana Giulia Mazzoni, il 2 dicembre Giulia suonerà all’Auditorium Parco della Musica di Roma e ha da poco pubblicato il suo ottimo disco d’esordio “Giocando con i bottoni” (Bollettino / Artist First), un album con un sound tra pop e tradizione classica, con influenze romantiche e classiche, ma anche rock.

Il video (diretto da Federico Monti e realizzato da Quelquechose di Marco Pozzi), per ‘Piccola luce’, il primo splendido singolo estratto dall’album è stato realizzato con l’innovativa tecnica del cinemagraph e tratta in maniera toccante il drammatico tema della violenza sulle donne attraverso la storia di una giovane prostituta.

Il video di “Piccola luce”, racconta fatti molto attuali, una trama forte. Sembra però più un album fotografico. Come mai questa scelta?

È stata una scelta nata dal confronto con il regista Federico Monti ed il suo team(“Quelquechose”, factory del regista Marco Pozzi).

“Piccola luce” era un brano molto particolare, nato da una riflessione sulla vita. Ognuno di noi nella propria esistenza incontra almeno una volta momenti bui, di difficoltà. Possiamo cadere ma sta a noi trovare la forza di rialzarci, di trovare una “piccola luce”.

Questa composizione cerca di regalare attraverso la musica un messaggio di speranza. Partendo da questa idea generale, insieme a Federico, abbiamo sviluppato una storia legata al delicato tema della violenza sulle donne, scegliendo una tecnica cinematografica particolare ed innovativa per raccontarlo, il cinemagraph, consistente in una serie di fotogrammi con alcuni particolari in movimento.

La scelta stilistica deriva dalla scelta della tematica trattata, che necessitava un’attenzione particolare.
Giulia Mazzoni_foto di Alessio Pizzicannella_8_bGiulia, perché proprio il pianoforte?

Ci siamo incontrati quando ero una bambina e siamo cresciuti insieme. È capitato per caso ed è stato un incontro fatale e meraviglioso. Il suono del pianoforte, la sua voce continua ogni volta ad entrarmi dentro, a parlare al mio cuore, emozionarmi. È il mio confidente, il migliore amico. C’è sempre stato nella mia vita e non mi ha mai tradito. Stiamo crescendo insieme.

Dal Teatro Metastasio di Prato, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un bel salto!

Entrambi due palchi importanti, due tappe del mio percorso di vita ed artistico fondamentali.Il teatro Metastasio è stato il palco sul quale ho debuttato a 16 anni e l’Auditorium parco della musica il palco dove il 2 dicembre battezzerò “Giocando con i bottoni”.

Ogni palco sul quale ho suonato è stato per me importante e fondamentale. Un viaggio emotivo ogni volta unico e meraviglioso con il pianoforte ed il pubblico.Giulia Mazzoni_foto di Alessio Pizzicannella_21_b-2Cosa rappresenta per te la musica?

La musica rappresenta tutto. La mia vita, essenza, esistenza. Non potrei vivere senza il pianoforte. Ho un rapporto molto profondo con lui, lo considero il mio migliore amico. In ogni momento di difficoltà ho sempre trovato rifugio in quei tasti bianchi e neri.

Vivo la musica come una sorta di seduta di psicoanalisi, un dialogo profondo con il pianoforte nel quale scopro parti nascoste dentro di e fuori di me. Un viaggio profondo, al centro dell’anima.

Al pianoforte non riesco a mentire, lui guarda dentro di me.

Vivo la musica in maniera intensa, come una religione. Ogni volta che suono il pianoforte è come se pregassi. Un rapporto intenso, quotidiano di confessione e preghiera esattamente come un fedele con la propria religione. La musica è la mia religione.Giulia Mazzoni live_foto di Angela Caterisano_3_bA 24 anni, i tuoi coetanei, oltre a divertirsi, cominciano a gettare le basi per il futuro. Cosa vuol fare da grande Giulia Mazzoni?

Giulia vuole fare la pianista e compositrice fin da quando ha toccato per la prima volta i tasti del pianoforte. Vorrebbe continuare a raccontare le emozioni attraverso il linguaggio segreto dei suoni, attraverso la musica.

Spero di continuare a fare concerti condividendo con le persone le emozioni ed avere la possibilità di incidere ancora dei dischi.

Perchè “Giocando con i bottoni”?

È un titolo legato a un episodio della mia infanzia. Quando avevo due anni, amavo sedermi dentro una cesta di vimini e giocare per ore con dei bottoni colorati.

Questi oggetti semplici per me rappresentavano un mondo magico fatto di sogni, magia ed emozioni. Ho provato la stessa emozione quando ho toccato per la prima volta i tasti di un pianoforte. Oggi loro sono i miei bottoni ed ogni volta che li tocco provo quella antica emozione. Da bambini ci emozionavamo per le piccole cose. Sarebbe bello tornare a provare la meraviglia, ricominciare a sognare.Giulia Mazzoni_foto di Alessio Pizzicannella_16_bNel primo lavoro, hai svariato tra il pop e la tradizione classica, arrivando al rock. Qual è il genere che preferisci?

Non ho un genere preferito. Amo la musica. Per me non esiste un genere di serie A e uno di serie B ma una musica ben fatta o mal fatta. In ogni genere musicale si possono trovare elementi di pregio dai quali apprendere.

Si può imparare qualcosa da una canzone come da una sinfonia. È necessario tenere le orecchie e il cuore aperti ed avere coraggio di guardare oltre al vetro, di sperimentare.

La musica classica è il mondo dal quale provengo, elemento fondamentale e imprescindibile punto di partenza. Il punto di arrivo non lo conosco ancora, ma nel mio viaggio vorrei cercare di scattare più fotografie possibili.
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C’è un artista a cui ti ispiri e che ti emoziona particolarmente?

Chopin e Michael Nyman, anche se mi ispira la vita, la bellezza che ci circonda.

Il tuo sogno artistico ricorrente?

Lavorare, un giorno, per il cinema, realizzando delle colonne sonore.

Ed ora cosa pensi di fare?

Prendere un caffè con il latte freddo ed andare al pianoforte per suonare il programma che eseguirò il 2 dicembre all’Auditorium parco della musica di Roma.

Di Sandro Lentini ©MONDOITALIANEWS.com

Foto di Alessio Pizzicannella + Angela Caterisano