Alessandra Machella_foto_2‘Noi’, primo singolo della giovane cantautrice marchigiana Machella, parla della voglia di evasione e libertà, che si può trovare anche nelle cose più semplici…

“Il brano è nato nel settembre del 2012 – racconta Machella – e segna quell’esigenza tipica di chi arriva a volersi spogliare delle frustrazioni e partire, prendere una valigia e andare senza meta. Il sogno di tutti noi, che siamo sempre di corsa all’interno di una società, ahimè, troppo veloce per noi esseri umani che viaggiamo a 60 BPM”.

Attualmente sta frequentando lo stage previsto per gli iscritti ad Area Sanremo, al quale seguiranno le fasi di selezione con il brano inedito proposto per il Festival di Sanremo 2014.

Machella parla con Sandro Lentini di Jeff Buckley, Castrocaro, tranquillizzare chi ascolta e Leopardi…

‘Noi’, il tuo primo singolo. Come è nato questo lavoro?

Nel settembre 2012 ho ripreso in mano i miei versi, e sono andata in studio con la voglia di realizzare un brano che parlasse del mio desiderio di evadere una realtà ansiosa e di partire con il biglietto di sola andata verso il benessere.Alessandra Machella_foto_1Un brano dove l’arrangiamento musicale, è composto da un quartetto d’archi, le casse di una batteria e dalla sua chitarra acustica. Come mai questa scelta?

Battisti diceva che l’emozione è un fiume che non fa rumore! Oggi sembra che per farsi ascoltare bisogna gridare, “ pompare” gli arrangiamenti,
credo invece che un silenzio possa essere più esplicativo; o una soluzione semplice, come in questo caso, fatta di un solo quartetto d’archi, la mia chitarra, una cassa della batteria e qualche accendino possa essere la via migliore di comunicazione… nessun caos armonico, solo il mio grido d’evasione ed un’armonia che possa tranquillizzare chi ascolta.

C’è molto bisogno di stare calmi, qui nel mondo… dobbiamo restare sul beat, ovvio, ma ci possiamo restare anche ad occhi chiusi.

Alessandra Machella, come riesci a trovare l’ispirazione migliore?

Lavoro ogni giorno sui miei brani e sulle mie idee. L’ispirazione è una piantina che va innaffiata tutti i giorni, o si secca….

Il 2012 è stato sicuramente l’anno magico che, hai trovato il culmine, con l’esibizione in diretta su Rai 1, nella finale della 55 edizione del festival di Castrocaro. Un trampolino di lancio o rischio di appagamento artistico?

Non sono mai appagata io, in generale, penso sempre a migliorare e migliorarmi; anche la mia finale di Castrocaro nel 2012 è stata motivo di messa in discussione personale: “potevo fare meglio… potevo fare così”!

Ogni volta metto in dubbio, ma non perché sono insicura, piuttosto perché solo così riesco a progredire. Castrocaro lo consiglierei a chiunque voglia professionalizzarsi nella musica, a me ha dato tanto, tantissimo, e sono davvero cresciuta molto artisticamente grazie a questo concorso.



Il 2013 prende il via poi, con l’apertura del concerto italiano di Meshell Ndegeocello.

Quando mi ha chiamato la Barley Arts ho pensato ad uno scherzo… avevo il cd di Meshell Ndegeocello dentro casa.. scoprire di essere stata scelta per aprire il concerto ad un’artista del genere, la cui cosa minore fatta è stata suonare il basso in qualche pezzo di Madonna….

Un brivido infinito… poi suonare in club jazz come il Modo di Salerno, così raffinato ed attento… Una grandissima emozione.

Cosa ascoltavi quando ancora sognavi di diventare un’artista della musica italiana?

Ascoltavo di tutto. Tutta la musica bella, da Giorgia all’hip hop… ero capace di ascoltare in auto con i miei genitori lo stesso cd per più di 8 ore consecutive a volumi esorbitanti, tant’è che i miei genitori ancora si lamentano, a distanza di anni.

Sono sempre stata una divoratrice di musica, mi piace spaziare tra generi ed artisti e conoscere quanto più possibile di bello ci sia nell’arte che più amo al mondo.
Cover singolo Noi
Oltre alla passione, che sicuramente non manca, qual è la forza, il coraggio che fa salire su un palco?

Quella di suonare in pubblico è un’esigenza.. il palco è casa mia, vivo bene solo quando sto in tour, quando cambio città, visi e volti e calco nuovi palchi. Il coraggio è quello di vivere fuori dal palco, di stare in mezzo al mondo mentre quando sto sul palco metto la vita in stand-by e sto nel vortice del godimento.

Il brano, italiano o straniero, che avresti voluto scrivere e cantare?

“Lover you should have come over” di Buckley, un verso della canzone dice “ lei è la lacrima che resterà per sempre sospesa nella mia anima” ..ed io penso che ognuno di noi abbia qualcuno o qualcosa che resterà per sempre sospeso dentro. Jeff ha condensato la vita in poche parole… avrei davvero voluto scrivere io questa canzone immensa.

Cosa pensi di questa nuova tecnologia che viene usata per il lancio di nuovi brani, non toglie un po’ di poesia?

Di certo la poesia ancora c’è, quando c’è, ha solo cambiato vestiti… magari un tempo era più elegante nel vinile, o nei cd mentre ora è più sportiva nelle pennette usb. Diciamo che la poesia potrebbe iscriversi a facebook ed oggi, probabilmente, anche Leopardi si farebbe un account su
youtube.

Ci racconti un aneddoto della tua giovane carriera?

Una volta, un po’ di anni fa, ho suonato voce e chitarra (come sono solita girare ed esibirmi di città in città ) davanti ad una sola persona, stesa sul divano e rapita dalla tv. Io ho suonato per un ‘ora e
verso la fine del concerto questa persona spegne la tv e mi dice “sei meglio della TV”.

Era una sola persona, ma in fondo era come aver convinto un campione statistico di mille teste, sono andata via senza il mio cachet , perché il proprietario del locale è scappato prima della fine del concerto…ma con molte consapevolezze, un sorriso e la voglia e la sicurezza di sentirmi una musicista vera.

Di Sandro Lentini ©FAMEMAGAZINE.co.uk

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